5 feb 2026
Ponti tibetani mai visti
Super ferrata, molto lunga, e difficile! Fatta d’inverno, all’ultimo torrione mi sono cagato
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La Ferrata Caspai si sviluppa sul versante meridionale del Corno di Caspai, sopra Lodrino in provincia di Brescia, costituendo un itinerario di impegno elevato. Il percorso si caratterizza per una marcata esposizione e una notevole quantità di traversi, elementi che richiedono una solida tecnica e ne sconsigliano la sottovalutazione. La morfologia è dominata da placche compatte e cenge discontinue, con la parte conclusiva che offre una variante difficile comprendente sezioni strapiombanti, camini e traversi particolarmente faticosi, i quali elevano il livello di difficoltà di quel tratto specifico a Estremamente Difficile. Il punto di partenza è la località di Pineta, sopra il paese di Lodrino.
Raggiunto Lodrino, si individua sulla destra l’indicazione marrone per Pineta. La strada ripida conduce al Ristorante Genzianella. Le possibilità di parcheggio sono due: nelle immediate vicinanze del ristorante, oppure proseguendo per un centinaio di metri, tenendo la destra al bivio successivo fino a un tornante sinistrorso con un’area picnic, dove è presente uno spiazzo adatto. Da qui, i cartelli bianco-verdi indicano la direzione per la Ferrata Caspai. Si procede brevemente sull’asfalto fino a individuare, sulla destra, una traccia che s’inerpica nel bosco. Imboccandola, si risale ripidamente tagliando il versante. Il sentiero forestale conduce in pochi minuti a un incrocio (circa 15 minuti dal parcheggio). Prendendo il sentiero di sinistra, si raggiunge in circa 30 minuti totali l’attacco della via ferrata.
L’itinerario inizia immediatamente con un traverso diagonale che si stabilizza in orizzontale, introducendo da subito lo stile tecnico della ferrata. Questo primo movimento su cengia esposta richiede equilibrio e controllo. Superato il passaggio in aderenza, un breve tratto verticale precede un nuovo e impegnativo traverso diagonale e poi orizzontale. Questo primo settore risulta piuttosto fisico, sollecitando braccia e addominali per mantenere la posizione. Dopo una risalita verticale di un paio di metri, si affronta un altro traverso orizzontale, facilitato da pioli metallici. Terminata questa sezione esposta, si approda a una cengia erbosa che si sviluppa verso sinistra per alcuni minuti, offrendo un momento di relativo riposo, fino a un passaggio più delicato che richiede di aggirare uno spigolo esposto. Si procede quindi con un traverso in discesa, passando sotto un tetto roccioso che va aggirato con rapidità e agilità per non affaticare eccessivamente le braccia. Oltre il tetto, il cavo risale verticalmente portando a un camino non marcato, dotato di alcuni pioli. Attenzione in questo punto: il cavo, passando dal lato sinistro a quello destro del camino, potrebbe intralciare il movimento delle gambe. La parte alta del camino offre più appigli e sbuca su un nuovo traverso esposto verso sinistra, che richiede di scendere alcuni passi e procedere in aderenza aggirando la parete, fino a trovarsi sotto un altro tetto, con i piedi su placca inclinata. Il ritmo diventa spezzato, alternando brevi risalite a traversi tecnici. Si continua verso sinistra, risalendo uno speroncino per poi scendere su una rampa più pendente. Aggirato uno spigolo, il cavo punta decisamente in verticale aiutato da pioli. Dopo qualche metro si piega a sinistra per un nuovo traverso esposto in leggera discesa, che aggira un tratto roccioso. Ripresa la salita verticale, ci si trova in un settore con scarsi appigli, sia naturali che artificiali, dove sarà necessario trazionare sul cavo per progredire. La roccia, solida ma levigata, offre poche prese. A metà parete un terrazzino terroso consente una pausa. Si riprende a salire in verticale per poi affrontare un nuovo traverso verso sinistra, aggirando una sporgenza. In questo punto si incontra la prima via di fuga dell’itinerario. La via prosegue con un breve camino e poi piega a sinistra in un traverso in salita impegnativo. Si giunge a un pulpito da cui si scende con un tratto di disarrampicata; dopo un breve sentiero si prende un altro traverso sinistrorso fino a un bivio cruciale. A sinistra prosegue il percorso facile per il Corno di Caspai, caratterizzato da cenge attrezzate, rampe e brevi tratti verticali non difficili, che poi diventa sentiero. A destra inizia invece il percorso difficile, composto da 4 tratti consecutivi, classificato come Estremamente Difficile e privo di vie di fuga. Il primo dei quattro salti inizia con una breve paretina verticale, seguita da un tratto diagonale verso destra che porta sotto una parete strapiombante attrezzata con pioli. Questo passaggio, tipico degli strapiombi, richiede agilità, rapidità nel cambio dei moschettoni e forza nelle braccia. I primi metri piegano a sinistra con l’aiuto di pioli per i piedi, poi si riparte in verticale sulla parete strapiombante, per piegare nuovamente, in forte esposizione, a sinistra e terminare su tratti di misto roccia-erba. Si sbuca su una cengia dove è possibile riposare prima del secondo tratto. Il carattere dell'itinerario si fa ora decisamente atletico e continuo. Si parte in traverso inclinato verso sinistra, di difficoltà media, sebbene la fatica accumulata inizi a farsi sentire sulle braccia. Si giunge a un punto dove il cavo, da sinistra, piega deciso a destra in diagonale prima e in verticale poi. Questo è un tratto molto esposto ma con roccia più frastagliata che offre migliori appigli. Risalito un breve tratto verticale verso destra, un tratto di sentiero conduce al terzo settore. Il terzo tratto inizia con un traverso esposto e difficile a sinistra, superato il quale si aggira uno spigolo. Oltre questo, il cavo sale verticalmente per alcuni metri per poi dirigersi a destra verso un camino esposto ma con buoni appigli naturali e artificiali. Terminato il camino, si risale una parete abbastanza appoggiata e, tramite un sentiero erboso, si raggiunge l’ultimo tratto, ignorando una possibile via di fuga. L’ultimo tratto inizia con un traverso verso destra, per poi risalire in diagonale in direzione di un angusto camino di cui si tiene il lato sinistro fino in fondo. Si è ormai in dirittura d’arrivo: una parete appoggiata con il cavo che procede a zigzag da risalire fino a giungere alla vistosa croce di vetta del Corno Caspai. I tempi indicativi sono di circa 3 ore e 15 minuti dall’attacco, per un totale di 3 ore e 45 minuti.
Dalla grande croce di vetta del Corno Caspai si hanno due opzioni per il rientro al parcheggio. La prima opzione scende in direzione est, seguendo le indicazioni per il Passo della Cavada, raggiungibile in circa 15 minuti dalla vetta. Dal passo si prende a destra la mulattiera che scende fino al bivio incontrato all’andata per la ferrata. Da lì si procede a ritroso sul sentiero di avvicinamento (circa 1 ora dalla vetta, per un totale di 4 ore e 45 minuti). La seconda opzione scende in direzione ovest verso il Passo Cisa, con un percorso di cresta più aereo. Si procede mezzacosta sul versante nord fino al passo (circa 20 minuti dalla vetta). Questo tratto di sentiero è un poco esposto e su terreno erboso potenzialmente scivoloso; i bastoncini telescopici possono essere utili. Dal passo si prende il sentiero che a sinistra scende verso Pineta, con pochi segni lungo il tracciato. Giunti alla località di Pineta su una stradina asfaltata, si prosegue fino a un incrocio, si sale a sinistra e successivamente si tiene la destra fino a raggiungere il tornante con il parcheggio (circa 40 minuti dal passo, 1 ora dalla vetta, per un totale di 4 ore e 45 minuti).
La Ferrata Caspai è un itinerario atletico, sebbene non nel senso "francese" di alcune ferrate delle Alpi Occidentali. Non fa un uso massiccio di staffe, ma le distribuisce strategicamente nei tratti con pochi appigli. La salita risulta stancante per la combinazione di continui sali e scendi, la lunghezza del percorso e l’elevato numero di traversi che sollecitano le braccia. La roccia calcarea è generalmente solida e compatta, sebbene in alcuni punti si presenti levigata e povera di appigli naturali. La variante difficile, situata nella seconda metà dell’itinerario, è da considerarsi estremamente difficile, atletica ed esposta. Si affronta dopo circa 2 ore di via, quando le energie iniziano a calare. È fondamentale considerare che, una volta intrapreso il primo tratto di questa variante, si è obbligati a proseguire fino all’ultimo, dove si trova una via di fuga; la ritirata sarebbe molto complessa. In questo settore, l’uso di un rinvio può essere molto comodo per riposare in caso di affaticamento. La ferrata è stata inaugurata nel giugno 2011 e si colloca in una zona ricca di altri itinerari attrezzati.
Traccia e meteo
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La difficoltà indicata per Ferrata Caspai è Difficile.
La durata totale indicata è circa 4 h 45 min.
Il percorso misura circa 7 km.
Ferrata Caspai si trova in zona Brescia, Italy.
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