
Dati tecnici
- Difficoltà
- Difficile
- Stato
- aperta
- Distanza
- 16 km
- Durata totale
- 10 h
- Avvicinamento
- 2 h 45 min
- Tempo in ferrata
- 1 h 45 min
- Dislivello
- 240 m
- Coordinate
- 46.473195, 13.671243
Caratteristiche
Descrizione
Panoramica
Itinerario ad anello di elevato impegno fisico e tecnico, che coniuga la Ferrata della Vita con la traversata della cresta est del Mangart. Partendo dai Laghi di Fusine (937 m), il percorso sviluppa un notevole dislivello, un avvicinamento prolungato e una successione di passaggi esposti sia in ferrata che lungo il crinale. La sequenza prevede la salita a Forcella Segherza tramite la via ferrata, il traverso della cresta fino alla vetta del Mangart e il rientro attraverso il Bivacco Nogara. Le eccezionali panoramiche sulle Alpi Giulie ripagano ampiamente lo sforzo sostenuto.
L’itinerario si distingue per il suo carattere composito: unisce un approccio boschivo e detritico a una via ferrata di stampo tradizionale, prevalentemente verticale e tecnica, con un’ampia sezione di cresta aerea e orizzontale. Questo sviluppo offre un ritmo vario, alternando fasi di intensa concentrazione tecnica a tratti di cammino esposto ma più fluido, creando un’esperienza alpina completa e avvincente.
Avvicinamento
Il percorso inizia dall’ampio parcheggio presso i Laghi di Fusine (937 m). Si supera la sbarra e si imbocca la sterrata per il Rifugio Zacchi. Dopo circa 30 minuti, a un bivio a quota 1030 m, si ignora la deviazione destra per il sentiero 517A (per il Bivacco Nogara) e si prosegue dritti. La traccia diventa sentiero e sale ripida nel bosco fino a raggiungere Alpe Vecchia (circa 1300 m, 1h15' dalla partenza).
Da qui si prosegue seguendo bolli rossi sbiaditi e ometti, risalendo una pietraia. È fondamentale mantenere l’attenzione per non perdere la traccia, che si fa tenue entrando in un maestoso circo di pareti dolomitiche. Dopo circa 20 minuti da Alpe Vecchia si incontra un bivio non segnalato: si continua dritti sul ghiaione, individuando poi una traccia a sinistra che punta verso un colatoio. Si risale un ripido ghiaieto, si attraversa un nevaio perenne e, dopo una stretta cengia con alcuni passaggi di disarrampicata e salita su roccette, si giunge all’attacco della Ferrata della Vita, ubicato in un camino stretto a circa 1750 m (2h45' dal parcheggio).
L’avvicinamento si svolge in un ambiente severo, modellato dall’azione glaciale. La salita sul detrito instabile e la traversata del nevaio introducono un ritmo discontinuo e fisicamente impegnativo, preparando al carattere tecnico della ferrata. La morfologia del circo, con pareti a picco e canaloni, anticipa l’esposizione che caratterizzerà la salita.
Via Ferrata
L’attacco è immediatamente tecnico: ci si infila in un camino tetro con il cavo che sale a destra. I primi metri richiedono una decisa trazione sulle braccia per superare la strozzatura iniziale, prima che la roccia si avvicini e consenta un’arrampicata più agevole. Superato questo ostacolo, si percorre una cengia attrezzata ed esposta verso sinistra, che conduce alla base di un secondo camino, di minore difficoltà.
Risalito anche questo, il percorso prosegue lungo una cengia che taglia la montagna, offrendo vedute sul Rifugio Zacchi e sui Laghi di Fusine. Una serie di roccette porta su un’altra cengia più alta, parallela alla precedente. Ci si dirige verso il colatoio sotto Forcella Segherza, in un tratto dove il cavo funge prevalentemente da sicurezza.
Spostandosi verso destra si raggiunge uno dei passaggi iconici della via: la cengia si interrompe e, in forte esposizione, si affronta uno spallone roccioso. Si sale inizialmente su un diedro per poi traversare a destra, aggirando la spalla con l’aiuto di vecchi infissi metallici. Si attacca quindi una linea di salita verticale ed esposta, superando un tetto con l’ausilio di staffe. Si risale un diedro attrezzato con cavo, catena e staffe, spostandosi gradualmente verso destra per un ultimo tratto verticale prima di guadagnare una nuova, stretta cengia.
Il traverso aereo di questa cengia, sospeso sopra il nevaio dell’avvicinamento, è particolarmente suggestivo. La cengia termina con un breve salto verticale (agevolato da staffe) e conduce a un nuovo tratto di cengia verso sinistra. Il cavo riparte in verticale, aggirando un tetto sulla sinistra, e si supera uno spanciamento grazie a una scaletta metallica. Dopo un esposto traverso a sinistra e un’ultima risalita verticale, le attrezzature metalliche terminano. In questo tratto non protetto, è fondamentale prestare attenzione per seguire la traccia non segnata. Si sale quindi per sentiero fino a raggiungere prima la Forcella di Sagherza e, tenendo la destra, il Bivacco Tarvisio a 2160 m (1h45' dall’attacco, 4h30' totali dal parcheggio).
La ferrata si sviluppa su calcare compatto, modellato in camini, diedri e cenge. Il ritmo è discontinuo e impegnativo, caratterizzato da brevi ma intensi strappi verticali alternati a traversi aerei. L’esposizione è costante e marcata, richiedendo un ottimo controllo della tecnica di progressione. L’itinerario è di stampo classico: tecnico, fisico e continuativamente esposto, con pochi momenti di tregua.
Discesa
Dal Bivacco Tarvisio si hanno tre opzioni di rientro, tutte impegnative. La prima è il ritorno per la Ferrata della Vita e il sentiero di salita (meno lunga ma poco appagante). La seconda, estremamente difficile, prevede di seguire la cresta affilata verso nord-nordest fino alla Ponza Grande, con passaggi estremamente esposti e attrezzature spesso precarie; una variante a metà cresta è la più recente Ferrata Kugy allo Strugova.
La terza opzione, qui descritta, è lunga ma meno tecnica: prevede di raggiungere il Mangart per la cresta ovest-sudovest. Dal bivacco si sale verso sudovest al Piccolo Mangart di Coritenza (2333 m), con passaggi talvolta attrezzati con funi. Si prosegue poi lungo il bellissimo e esposto crinale di confine, con viste mozzafiato sulle Alpi Giulie slovene (Jalovec, Triglav) e impressionanti precipizi sul versante sud del Mangart.
La cresta, mai eccessivamente difficile, presenta ancora alcuni brevi tratti verticali attrezzati; si consiglia di mantenere l’imbragatura. Raggiunto un bivio a 2485 m (2h45' dalla fine della ferrata), si può deviare a sinistra per la vetta del Mangart. Per la discesa più diretta, al bivio si tiene la destra, aggirando la parete nord del Mangart per la via normale (con brevi tratti attrezzati) fino a Forcella Mangart (2166 m). Da qui si scende sul versante italiano per il sentiero segnato che conduce al Bivacco Nogara (1850 m, 1h30' dal bivio). Dal bivacco si segue il sentiero 517A in discesa fino a ricollegarsi alla sterrata dell’avvicinamento e ritornare al parcheggio (1h15' dal Bivacco Nogara, per un totale di circa 10 ore dall’inizio).
La traversata di cresta offre un’esperienza radicalmente diversa dalla ferrata: il ritmo diventa più cadenzato e orizzontale, anche se l’esposizione rimane costante. Il percorso si snoda su un crinale affilato di roccia sedimentaria, con ampi panorami che mitigano la fatica. Questa sezione è prevalentemente panoramica e di resistenza, con brevi intermezzi tecnici, completando l’itinerario con una lunga fase di cammino alpino esposto.
Note utili
L’itinerario è vario, coinvolgente e molto impegnativo, unendo un avvicinamento lungo, una ferrata tecnica e l’esposizione di cresta. La Ferrata della Vita è solo una parte dell’avventura, che nel complesso richiede ottimo allenamento e esperienza. Data la lunghezza, si può valutare il pernottamento al Bivacco Tarvisio per spezzare il percorso in due giorni.
La traversata di cresta verso il Mangart è consigliabile solo con tempo perfettamente stabile a causa dei numerosi passaggi esposti. Attenzione a non farsi deviare dai segnavia sloveni durante la traversata. Il rientro offre punti d’appoggio come il Bivacco Nogara o il rifugio sloveno sotto il Mangart.
La ferrata, originariamente installata dagli Alpini e nota come "via della Morte", è stata ristrutturata e ribattezzata "Via della Vita"; è soggetta a scariche di sassi e richiede attenzione. Per i tratti più difficili può essere utile conoscere le tecniche di sosta in ferrata. L’intero percorso rappresenta un’esperienza alpina completa, che mette alla prova resistenza, tecnica e capacità di muoversi in ambiente esposto.
Traccia e meteo
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Immagini
FAQ
Quanto è difficile la Via Ferrata?
La difficoltà indicata per Ferrata della Vita è Molto Difficile.
Quanto dura?
La durata totale indicata è circa 10 h.
Quanto è lunga?
Il percorso misura circa 16 km.
Dove si trova?
Ferrata della Vita si trova in zona Udine, Italy.
Attrezzatura e sicurezza
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Video
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