Panoramica
La Ferrata delle Aquile è un itinerario moderno e completamente equipaggiato che si sviluppa sul versante sud-orientale della Cima La Paganella. Il suo tracciato presenta una morfologia inusuale: inizia con una discesa, prosegue con una lunga e aerea traversata su cengia e termina con una salita verticale lungo il Dente di Corno. La via è caratterizzata da un'ottima attrezzatura in cavi e staffe, e include due ponti sospesi e due particolari scale elicoidali nella variante estrema. Attenzione: nei mesi di luglio e agosto il percorso registra un elevato afflusso di escursionisti.
Avvicinamento
Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia di Andalo, che conduce alla Cima La Paganella (2124 m). Per raggiungere Andalo, si esce al casello autostradale di Trento Nord, si prosegue per Mezzolombardo seguendo poi le indicazioni per Fai della Paganella e Andalo. Poco prima degli impianti di risalita, sulla destra, è disponibile un parcheggio gratuito.
Dalla stazione a monte della funivia, si scende con il primo tratto di seggiovia fino a Dosso Pela (1776 m). Usciti, si imbocca a sinistra il sentiero che in cinque minuti conduce alla seggiovia per la Cima La Paganella. Giunti in cima, si procede in leggera salita verso una serie di ripetitori. Seguendo l'ampia carrareccia si arriva a un bivio. Prendendo il sentiero a sinistra, si scende brevemente tra i mughi fino a un incrocio ben segnalato per la ferrata, raggiungendo l'attacco in circa 15 minuti dalla stazione. Scegliendo invece il percorso a destra, si imbocca il Sentiero Attrezzato delle Aquile, un tracciato facile ma esposto che corre lungo una cengia e conduce allo stesso bivio in circa 30 minuti. In alternativa, è possibile salire da Andalo alla Paganella a piedi tramite il sentiero F11, impiegando circa 2 ore per 1000 metri di dislivello.
Via Ferrata
L'itinerario, suddiviso in sezioni indicate da targhe metalliche, presenta uno sviluppo atipico, con una prima parte discendente e una seconda ascendente.
Il primo tratto, il "Canalone Battisti", è una discesa lungo un ripido canale erboso, dove il cavo funge prevalentemente da corrimano. Si alternano brevi tratti di discesa, salita e cenge. Superato questo settore, si raggiunge la targa "Antro delle Pegore", che precede un passaggio nella roccia. Usciti, si percorre una facile cengia e si inizia una discesa su roccette con crescente esposizione, che richiede piede fermo ma non presenta difficoltà tecniche.
Si arriva poi a "La Traversata degli Angeli", un traverso orizzontale molto esposto che aggira uno spigolo. All'inizio si usano appigli naturali, mentre nella seconda parte sono presenti alcune staffe. Un paio di passaggi richiedono un po' di forza per il trasferimento dei moschettoni. Subito dopo il traverso, si affrontano due tratti di disarrampicata verticale, molto esposti ma facilitati da sostegni metallici. Questo costituisce il primo passaggio moderatamente difficile della via. Superati questi, si traversa a sinistra verso la targa "Conca d'Oro", oltre la quale inizia la "Cengia Terlago", un tratto misto di traversi esposti e cenge che aggira senza grandi dislivelli la parete del Dente del Corno fino al versante ovest.
Si prosegue fino a scendere verso un corno collegato alla montagna da due ponti sospesi. Dopo la targa "Ponti del Cielo" e un breve tratto in discesa, si affronta il primo ponte, stabile e con ottime pedane metalliche. Usciti, si sale con alcune cambre fino a una cengia e si risale un breve gendarme roccioso che porta al "Dos de la Merenda", un punto panoramico. Poco sotto parte il secondo ponte, più lungo; è possibile aggirarlo tramite un sentiero attrezzato. Dopo il ponte (o il sentiero alternativo), si risale una parete attrezzata, si traversa a destra e si scende in una sella terrosa dove i percorsi si ricongiungono.
Variante Battito d'Ali: Dal 2019 è attiva questa variante di salita tra il primo e il secondo ponte. Di difficoltà Estremamente Difficile, prevede un pendolo per raggiungere un cavo metallico distante circa 7-8 metri, seguito da una parete verticale e strapiombante con passi atletici privi di staffe. È fondamentale utilizzare, oltre al set da ferrata, una longe corta con moschettone a ghiera per il pendolo. La salita è impegnativa e il ritorno indietro risulta pressoché impossibile; una volta intrapresa, si deve proseguire fino al secondo ponte.
Poco dopo il libro delle firme, si presenta l'ultimo bivio. La via normale prosegue sullo "Spigolo del Vento", un lungo pilastro roccioso in parte attrezzato con staffe, piacevole da risalire anche sfruttando i comodi appigli naturali. La parte finale è composta da gradoni rocciosi esposti ma facili che conducono alla grande targa "Il Trono dell'Aquila". La "Variante Estrema - Il Volo dell'Aquila" prevede invece di scendere alcuni metri e percorrere una breve cengia sassosa, oltre la quale si sviluppa la prima delle due scale elicoidali costruite con funi metalliche. La salita non è tecnicamente difficile, ma è impegnativa a livello adrenalinico e fisico. Dopo la prima scala, un breve tratto sulla roccia conduce alla seconda scala, leggermente più difficile. Al termine, un terzo facile ponte sospeso porta a una serie di roccette attrezzate che conducono allo stesso punto d'arrivo. Il tempo di percorrenza della ferrata è di circa 1 ora e 45 minuti dall'attacco, per un totale di circa 2 ore dalla stazione a monte della funivia.
Discesa
Dal termine della ferrata, si prosegue in direzione nord-ovest sul sentiero che sale verso la Cima La Paganella. Giunti a un bivio, si tiene la sinistra (la destra allunga leggermente il percorso) proseguendo sul sentiero in costante salita fino a raggiungere i prati delle piste da sci e gli impianti della funivia. Il rientro richiede circa 30 minuti dalla fine della ferrata, per un totale di circa 2 ore e 30 minuti dall'inizio dell'escursione. Da qui si può scendere a valle con la funivia.
Note utili
L'attrezzatura è recente e in ottimo stato. Un aspetto da segnalare è la distanza molto corta tra i fittoni, che costringe a moschettonare frequentemente anche nei tratti facili, sebbene questo aumenti la sicurezza. I ponti sospesi sono di ottima fattoria. Sul secondo ponte, il cavo alto per i moschettoni può risultare troppo alto, rendendo la progressione poco agevole; una soluzione è mettere un moschettone sul cavo di destra e uno su quello di sinistra. La variante estrema con le scale elicoidali è un'esperienza unica nel panorama italiano. Per sostare in sicurezza a metà scala, è consigliabile avere con sé una fettuccia. L'affollamento nei weekend estivi è un fattore critico che può causare ingorghi e rendere l'esperienza meno piacevole. Si consiglia vivamente di percorrere la ferrata in giorni feriali o di partire al primo mattino all'apertura degli impianti. È fatto esplicito divieto di percorrere l'itinerario in senso inverso.