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via ferrata Ferrata del Vajo Scuro
apertaDifficile

Ferrata del Vajo Scuro

Prealpi Vicentine · Vicenza · Italy

Dati tecnici

Difficoltà
Difficile
Stato
aperta
Distanza
9,5 km
Durata totale
7 h
Avvicinamento
1 h 15 min
Tempo in ferrata
3 h 45 min
Dislivello
264 m
Coordinate
45.69735, 11.15217

Descrizione

Normale

Panoramica

La relazione descrive l’itinerario che unisce la Ferrata del Vajo Scuro alla variante Lontelovare, un percorso articolato e di lunga durata caratterizzato da numerosi tratti attrezzati, alcuni di notevole impegno. L’escursione presenta un avvicinamento con pendenza sostenuta e un successivo sviluppo altimetrico discontinuo, con ripetuti saliscendi. Si raccomanda particolare attenzione alla segnaletica, che può risultare carente o poco evidente, specialmente dopo il superamento del Vajo Scuro e durante la fase di rientro. Il punto di partenza è il Rifugio Cesare Battisti alla Gazza, a 1275 metri di quota nei pressi di Recoaro Terme.

Avvicinamento

Per raggiungere il rifugio, da Recoaro Terme si seguono le indicazioni di colore marrone in direzione est, mantenendo la sinistra nell’abitato per immettersi nella valle. Superata la località Parlati, si percorre una strada stretta e tortuosa, ricca di tornanti, per circa 7 km. Si suggerisce di parcheggiare circa 200 metri prima del rifugio, in corrispondenza dell’ultima curva, dove un’area attrezzata con bacheca e palina segnaletica del CAI offre spazio sufficiente.

Dal parcheggio (1250 m) si imbocca verso nord il sentiero 105, procedendo inizialmente in falsopiano. Sulla sinistra si incontra il bivio per il sentiero 113, che costituirà la via di rientro, ma si prosegue diritto sul 105 iniziando la salita. Dopo circa 20 minuti si giunge a un bivio: il ramo sinistro sale nel Vajo di Pelagatta, mentre si mantiene la destra sul sentiero 105, che rientra nel bosco. Continuando la progressione, si raggiunge un ulteriore bivio segnalato dove si tiene la sinistra sul CAI 105, con indicazioni per il Vajo Scuro. La pendenza si fa ora decisa, con alcuni brevi tratti attrezzati con corda fissa, fino a raggiungere la Selletta Poe a 1515 metri, in circa un’ora dal parcheggio; la selletta è caratterizzata da due caratteristici pinnacoli rocciosi. Si prosegue verso nord, costeggiando le base di pareti rocciose, fino a intercettare la prima fune metallica in prossimità del Vajo di Lovaraste (1550 m), raggiunto in circa 1 ora e 15 minuti.

Via Ferrata

L’itinerario attrezzato ha inizio con una discesa che conduce alla base dell’angusto Vajo di Lovaraste. Si scende in diagonale fino a un passaggio verticale attrezzato con staffe e pioli, per poi approdare su una cengia da percorrere verso sinistra. La cengia si restringe progressivamente, offrendo appigli minimi ma sufficienti. Si continua a scendere in diagonale fino a un salto verticale di 8-10 metri, superato mediante staffe e maniglie fisse. La parte terminale, più gradonata, conduce al fondo del vajo, ricoperto da grossi massi. Si scende lungo il canalone, prestando attenzione ai sassi instabili e mantenendosi sul lato destro dove sono presenti infissi metallici nei punti più critici, fino al punto in cui le attrezzature si interrompono temporaneamente.

Usciti sul versante opposto, si segue una traccia di sentiero fino a un bivio, raggiunto in circa 15 minuti dall’attacco. Qui si presenta la scelta: a sinistra, una fune metallica indica l’inizio della variante Lontelovare, di difficoltà molto elevata, che conduce all’attacco della Ferrata del Vajo Scuro. A destra, il sentiero porta in 10 minuti al Vajo di Lazocli, da cui si risale verso l’imponente Torrione Recoaro per raggiungere l’attacco originario della Ferrata del Vajo Scuro in circa 40 minuti. Tuttavia, a causa di una frana, questo percorso non è attualmente percorribile, rendendo obbligatorio l’utilizzo della variante Lontelovare.

La variante Lontelovare inizia con una risalita diagonale della parete su roccia e terra, di difficoltà contenuta. Dopo un tratto orizzontale, si giunge alla base di una bella parete verticale. La sezione iniziale, attrezzata con maniglie, è verticale, mentre la parte alta offre maggiori appigli naturali. Terminata la parete, un traverso a destra diventa progressivamente più impegnativo. La fune riparte quindi in verticale lungo una parete molto impegnativa con passaggi leggermente strapiombanti, che rappresentano le maggiori difficoltà tecniche finora incontrate. Superato questo tratto, una stretta cengia a destra conduce a balzi su terreno terroso ed esposti, per poi affrontare un diedro di circa 6 metri, risalito grazie a infissi su entrambi i lati. Una nuova cengia a destra precede una parete gradonata, dove il fondo terroso può risultare scivoloso.

Ci si trova quindi ai piedi di un’ulteriore parete verticale. Supportati da numerose maniglie metalliche, si risale questa sezione, simile alla precedente ma più impegnativa e con più passaggi in leggero strapiombo, per circa 35-40 metri fino a uno stretto balconcino. Si prosegue in verticale su roccia più gradonata ma ugualmente esposta, utilizzando le ultime maniglie per uscire dalla parete su un sentiero tra i mughi. Una cengia verso destra conduce in prossimità del Torrione Recoaro; mantenendo la destra, ci si addentra nel Vajo Scuro, dove ha inizio la Ferrata del Vajo Scuro originaria, raggiunta in circa 45 minuti dall’attacco della variante.

La Ferrata del Vajo Scuro si sviluppa all’interno di una stretta e suggestiva gola. Da quota 1645 metri, circa un’ora dall’attacco del Vajo di Lovaraste, si risale il fondo del canalone con l’ausilio della fune fino a incontrare i primi infissi. Il cavo sale verticalmente con un passaggio iniziale in leggero strapiombo, portando lungo una strettoia. Superatala, ci si addentra nel budello del vajo verso sinistra, dirigendosi verso il passaggio più iconico della via. Ci si incunea stretti tra le due pareti sul versante sinistro, risalendo verso un foro attraverso il quale è necessario passare con agilità e forza. Gli appigli, naturali e artificiali, sono presenti, ma i movimenti sono limitati; è assolutamente sconsigliato l’uso di zaini ingombranti. Si prosegue in verticale lungo la fessura, superando alcuni massi incastrati, per poi uscirne.

Da un balconcino all’uscita della fessura, si risale sempre sul versante destro del vajo, affrontando una bella parete verticale per scavalcare un masso che ostruisce la via. Dopo i primi metri verticali, il cavo piega a sinistra e la salita diventa più appoggiata. Si rimontano senza difficoltà alcuni sassi lungo il sentiero, uscendo definitivamente dal Vajo Scuro e raggiungendo una forcella a 1812 metri, in circa 40 minuti dall’attacco in gola.

Usciti sulla forcella, si segue a sinistra una traccia a mezzacosta che taglia un vallone detritico. Si ignora un primo canalino e si prosegue verso un secondo che sale in direzione di un evidente masso incastrato. Raggiunta la fune metallica sul lato sinistro, si risale un balzo di circa 4 metri oltre il quale si scorge il caratteristico masso appoggiato sui due lati del vajo, noto come Porta dell’Inferno. Si passa sotto senza difficoltà e si prosegue sul versante opposto affrontando un tratto in discesa. Sempre sul lato sinistro, la fune scende in diagonale utilizzando grossi massi incastrati come appoggio fino all’ultimo tratto. Completata questa impegnativa discesa, si conclude la parte attrezzata della Ferrata del Vajo Scuro, circa un’ora dall’attacco in gola.

Si prosegue ora su sentiero in traccia, voltandosi per ammirare l’intaglio roccioso ("Orecchia del Diavolo") appena superato. Il sentiero, esposto e attrezzato solo parzialmente, conduce verso la Forcella della Scala a 1850 metri, raggiunta in 15 minuti dall’Orecchia del Diavolo (circa 2h 15’ dall’attacco totale, inclusa la variante), dove è presente un altro singolare masso incastrato. Sul versante opposto si raggiunge un bivio non segnalato dove ci si innesta sul sentiero 195: a destra si scende a Campogrosso, mentre si tiene la sinistra in salita, procedendo tra guglie e panorami stupendi sulle Piccole Dolomiti, fino a raggiungere la Forcella del Lovaraste a 1919 metri, in circa 30 minuti dalla Forcella della Scala (2h 45’ dall’attacco totale). Da qui è facoltativa la salita a Punta Lovaraste, riconoscibile per la grande croce metallica.

Volgendo lo sguardo a nord, sono ben visibili il Monte Cornetto e il Baffelan, nonché il Pasubio. Si prosegue in salita verso la Cima Centrale del Fumante, incontrano alcuni tratti attrezzati in passaggi esposti, per poi scendere verso la Forcella del Fumante a 1905 metri, raggiunta in 30 minuti dalla Forcella Lavaraste. Da qui si può percorrere la cresta verso il Passo dell’Obante e la vetta dell’Obante (1h), oppure scendere verso il sottostante Rifugio Scalorbi. Optando per questa seconda opzione, si scende fino a innestarsi sul sentiero 109 che raggiunge il Passo di Pelegatta a 1776 metri (30’ dalla Forcella del Fumante, 3h 45’ dall’attacco totale, 5h totali), dove sorge il rifugio.

Discesa

Per il rientro sono possibili due opzioni: scendere lungo l’angusto Vajo Pelegatta (sconsigliata) oppure proseguire lungo l’ampio sentiero 182 in direzione sud fino a un bivio. Qui si tiene la sinistra seguendo il sentiero CAI 113 "Omo e Dona". Il sentiero inizia in discesa, risale brevemente e poi discende ripidamente tra tornanti e pini mughi. Raggiunto il sentiero percorso all’andata, si segue a ritroso verso destra fino al parcheggio, in circa 2 ore dal Rifugio Scalorbi, per un totale di circa 7 ore.

Note utili

L’itinerario combinato Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare è difficile e impegnativo. I due passaggi verticali della variante richiedono buona forza atletica e allenamento. Pur non presentando passaggi tecnicamente proibitivi, la somma delle difficoltà, inclusi alcuni tratti strapiombanti, e la lunghezza complessiva classificano l’escursione come sicuramente impegnativa. L’itinerario è molto appagante, offre panorami magnifici e una grande varietà di passaggi nonostante la quota contenuta. Attenzione alla tipica nebbia pomeridiana della zona e alla segnaletica a volte datata: si consiglia di partire la mattina presto. Prestare attenzione anche alla frana che interessa il termine della via ferrata. Data la difficoltà di alcuni tratti, può essere utile conoscere le tecniche per sostare in sicurezza lungo una via ferrata. Per la cartografia, si raccomanda una mappa dettagliata del Pasubio e della Vallagarina. L’itinerario si presta a essere abbinato ad altre ferrate nelle Piccole Dolomiti, come la Ferrata Biasin, il Sentiero Attrezzato Pojesi, la Ferrata Campalani, le ferrate del Gramolon o il Sentiero Attrezzato Baglioni, permettendo anche pernotti in rifugio per escursioni di più giorni.

Analisi Tecnica e Ambientale

L'itinerario si sviluppa su un terreno morfologicamente complesso, caratterizzato da gole strette (vaio), creste secondarie e pareti calcaree compatte. La roccia, tipica delle Piccole Dolomiti, è solida ma in alcuni tratti gradonati può presentare un fondo terroso e detritico che richiede attenzione. La progressione alterna continuamente tratti verticali su cavo a traversi orizzontali su cenge spesso esigue, imponendo un ritmo discontinuo e fisicamente impegnativo.

Il percorso ha un carattere prevalentemente verticale e tecnico nella sua parte centrale (variante Lontelovare e Vajo Scuro), dove la difficoltà risiede nell’esposizione, nei passaggi in leggero strapiombo e nella necessità di forza nelle braccia. La lunghezza complessiva e i numerosi saliscendi successivi alla ferrata aggiungono una componente fisica di resistenza. L’aspetto panoramico è notevole, specialmente nel tratto finale sul sentiero 195, che offre viste ampie sulle guglie circostanti e sul massiccio del Pasubio. L'ambiente rupestre della gola è spettacolare ma impegnativo, richiedendo concentrazione continua per la scelta degli appigli e la gestione degli spazi stretti.

Traccia e meteo

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Immagini

FAQ

Quanto è difficile la Via Ferrata?

La difficoltà indicata per Ferrata del Vajo Scuro è Difficile.

Quanto dura?

La durata totale indicata è circa 7 h.

Quanto è lunga?

Il percorso misura circa 9,5 km.

Dove si trova?

Ferrata del Vajo Scuro si trova in zona Vicenza, Italy.

Attrezzatura e sicurezza

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