
Ferrata della Memoria al Vajont
Gola del Vajont · Belluno · Italy
Dati tecnici
- Difficoltà
- Difficile
- Stato
- aperta
- Distanza
- 4,7 km
- Durata totale
- 3 h 15 min
- Avvicinamento
- 15 min
- Tempo in ferrata
- 2 h
- Dislivello
- 220 m
- Coordinate
- 46.271058, 12.315097
Caratteristiche
Descrizione
Panoramica
La Ferrata della Memoria al Vajont è un tracciato moderno, di elevato impegno fisico e tecnico, interamente attrezzato con numerosi sostegni metallici. Il percorso si sviluppa in prevalenza verticale sulle ripide pareti calcaree della Gola del Vajont, un ambiente severo e storicamente segnato dalla tragedia del 1963. L’itinerario si caratterizza per un’esposizione continua e marcata, richiedendo un’ottima preparazione atletica a causa della successione di impegnativi strappi verticali su roccia levigata.
Avvicinamento
L’accesso avviene dalla strada che collega Longarone (BL) a Erto (PN). Provenendo da sud lungo la Statale 51, a Longarone si seguono le indicazioni per Erto, svoltando a destra. Dopo aver attraversato il fiume Piave, la strada inizia a salire con una serie di tornanti. Al sesto tornante si scorge sulla destra una stradina secondaria in discesa; imboccandola si raggiunge in pochi minuti un ampio parcheggio attrezzato, ben segnalato.
Dalla bacheca informativa nel parcheggio, si imbocca il sentiero nel bosco, indicato dalla cartellonistica. In breve si arriva all’imbocco di una prima galleria: è il momento di indossare casco e kit da ferrata. È necessario disporre di una torcia. Si percorre questo tunnel di circa cento metri per uscire su una cengia a sinistra. Seguendola si raggiunge una seconda galleria, più corta (circa 40 metri). All’uscita di questa inizia ufficialmente la Ferrata della Memoria. L’avvicinamento richiede circa quindici minuti.
Via Ferrata
L’itinerario attrezzato inizia con una cengia verso sinistra, dove il cavo funge da semplice corrimano. Il sentiero, su fondo misto di terra e roccia, è inizialmente largo e agevole. Si procede aggirando uno spigolo per trovarsi su un nuovo versante della gola, dove lo spazio per i piedi si restringe progressivamente. Superato un altro tunnel, la cengia termina e si affronta un traverso aereo su solide cambre metalliche. Ripresa poi una cengia più larga, con alberi sulla destra, si aggira un altro spigolo con un secondo traverso su staffe. Un breve tratto di cengia conduce infine a una robusta scala metallica di circa dieci metri: qui ha inizio la ferrata vera e propria, con un cambio netto di carattere.
Usciti dalla scala si piega a destra in forte esposizione. Iniziano ora le difficoltà maggiori: sfruttando alcune cambre, si sale su una parete levigata cercando i pochi appigli naturali fino a un balconcino. Il cavo prosegue a destra con un breve traverso prima di ripartire deciso in verticale. La roccia, molto liscia, rende la progressione atletica e poco arrampicabile, facilitata però da cambre, staffe e maniglie. Si prosegue con vari strappi verticali intervallati da stretti terrazzini di sosta, fino a un terrazzino più ampio.
Dopo una serie di facili roccette e tratti di collegamento, si raggiunge un diedro di una decina di metri. Il cavo sale a sinistra su una parete liscia praticamente priva di appoggi, aiutati solo da una staffa artificiale. Questo è probabilmente il passaggio più impegnativo della via: breve (circa 4 metri) ma che richiede forza pura. Superatolo, si trovano più appoggi a destra, con appigli naturali e staffe che aiutano a risalire la seconda parte del diedro. Usciti da questo, una breve cengia a sinistra precede una nuova risalita verticale su una parete più agevole. Si sale alternando roccette e balzi, con attenzione al fondo a tratti instabile, specie se bagnato. Si affronta poi una placca levigata attrezzata con una lunga serie di cambre metalliche, per poi raggiungere una cengia a sinistra che si restringe progressivamente fino a un traverso.
Un traverso in diagonale introduce un tratto verticale molto esposto che porta a una cengia terrosa. Seguendola a sinistra si giunge a una nuova parete verticale di circa trenta metri, ricca di maniglie e staffe ma con fondo sporco, richiedendo prudenza. Proseguendo si incontra un altro traverso molto esposto, seguito da una risalita verticale che piega a destra vicino a una scanalatura. Qui la roccia è più frastagliata e le maniglie abbondano. Si sale fino a un nuovo traverso aereo che utilizza staffe per i piedi e termina su terreno misto. Una finale verticale di una ventina di metri, con molte maniglie e buoni appigli, conclude la sezione.
Inizia la sesta e ultima sezione. Si risale una lunga serie di roccette e balzi più appoggiati, dove spesso si può procedere arrampicando con meno trazione sul cavo. Svoltando a sinistra, un traverso diagonale precede una successione di balzi rocciosi di difficoltà media-bassa. Una lunga e larga cengia verso destra conduce alla seconda scala, essenziale per superare un tetto roccioso altrimenti estremamente difficile. Terminata la scala, gli ultimi metri di salita pongono fine all’esposta Ferrata della Memoria. Il ritmo è intenso e continuo, con poche vere e proprie soste. Il tempo di percorrenza dalla partenza è di circa 2 ore (2h15' dal parcheggio).
Discesa
Dalla fine della ferrata si segue la traccia del sentiero con segnavia numero 380 fino a un bivio. Qui si hanno due opzioni: svoltando a sinistra si prosegue verso Casso, per poi ridiscendere al punto di partenza lungo un sentiero segnalato (circa 1 ora dalla ferrata, per un totale di 3h15'). Svoltando a destra si raggiunge invece la diga del Vajont. Da lì si scende lungo la strada asfaltata e, dopo la seconda galleria, si prende a sinistra il segnavia 380 nel bosco che riconduce al parcheggio (circa 1h15' dalla ferrata, totale 3h30').
Note utili
Questa Ferrata della Memoria è un itinerario recente dedicato alla tragedia del Vajont del 1963. L’attrezzatura è moderna e in eccellenti condizioni. Una caratteristica peculiare sono le targhe informative lungo il percorso che riportano altitudine e coordinate GPS, utili in caso di necessità di soccorso. Durante il percorso si cammina su cenge che corrono parallele a tratti sottostanti già affrontati: è fondamentale non smuovere sassi o detriti per non mettere in pericolo gli escursionisti che seguono.
L’itinerario suscita opinioni contrastanti. Molti lo trovano eccessivamente fisico, con passaggi dove si è costretti a trazionare molto sul cavo o a usare prevalentemente le numerose strutture metalliche. Altri lo apprezzano come una ferrata adrenalinica, esposta e atletica, che richiede forza e preparazione. Entrambe le visioni hanno elementi di verità. Ricorda per impegno e verticalità alcune ferrate moderne come la Sci Club 18. È un percorso intenso, da affrontare solo se in ottima forma fisica e senza problemi di esposizione. Le difficoltà si attenuano sensibilmente nella seconda metà del tracciato.
La zona del Vajont e delle Dolomiti Bellunesi è ricca di altri itinerari attrezzati, dalle brevi ferrate vicino a Longarone come la Parete dei Falchi e la Val Gallina, alle più impegnative del gruppo del Civetta (Sora el Sass, Alleghesi, Tissi, Costantini) o dello Schiara (Sperti, Berti, Mormol, Zacchi). Spostandosi verso Agordo si trova anche il punto di partenza per la impegnativa Ferrata Stella Alpina sull’Agner.
Traccia e meteo
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Immagini
FAQ
Quanto è difficile la Via Ferrata?
La difficoltà indicata per Ferrata della Memoria al Vajont è Difficile.
Quanto dura?
La durata totale indicata è circa 3 h 15 min.
Quanto è lunga?
Il percorso misura circa 4,7 km.
Dove si trova?
Ferrata della Memoria al Vajont si trova in zona Belluno, Italy.
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Video
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