Panoramica
La Ferrata Rio Secco è un itinerario attrezzato che si sviluppa all’interno di una forra profonda, scavata dall’azione erosiva di un corso d’acqua stagionale. Il percorso combina una progressione atletica con una tecnica accessibile, risultando ideale per chi possiede già una certa dimestichezza con l’ambiente verticale. La morfologia della gola, con pareti alte e ravvicinate, garantisce ombra costante, rendendo l’ambiente fresco anche durante le giornate estive più calde, nonostante la quota relativamente modesta.
Avvicinamento
Il punto di partenza è la frazione di Cadino, in provincia di Trento. Per raggiungerla, si esce dall’autostrada del Brennero a San Michele all’Adige, risalendo la statale sul lato orientale della Val d’Adige per circa quattro chilometri verso Bolzano. Un ampio parcheggio è disponibile presso il Ristorante Al Cadino. Di fronte al parcheggio, i segnavia bianco-rossi del CAI indicano l’inizio del sentiero, che si addentra immediatamente in un bosco dal pendio ripido. Al primo bivio si mantiene la destra (il sentiero di sinistra è quello di rientro). La salita, sostenuta e continua, conduce in circa 20 minuti a una panchina in legno, punto strategico per indossare in tranquillità l’imbragatura e il casco prima dell’ingresso in forra.
Via Ferrata
L’itinerario attrezzato inizia con una cengia discendente piuttosto facile, una fascia orizzontale che permette di scendere comodamente fino al letto del torrente, generalmente asciutto. L’ambiente si fa subito più verticale con la risalita della sponda opposta, dove si affronta una parete liscia e leggermente strapiombante. La progressione è assicurata da una serie di solide staffe metalliche e da due corde fisse, che permettono di superare il tratto in sicurezza. Superato questo primo ostacolo verticale, un breve traverso a destra, sfruttando appoggi naturali e una staffa, conduce a un ripiano che offre un primo momento di pausa.
Ha qui inizio il tratto noto come "Salto dei Caprioi", che si apre con la risalita di un ampio diedro. Questo canale strutturale, formato dall’incontro di due pareti, viene superato alternando ottimi appigli naturali a numerose staffe metalliche, in una sequenza continua e piacevole. Risalito il diedro, si piega a sinistra per percorrere una cengia che aggira uno spigolo, portandoci ai piedi di una parete verticale. Questa si sviluppa attorno a una profonda fessura, una linea di debolezza nella roccia che offre ottimi punti di appoggio sia naturali che artificiali per mani e piedi, rendendo la salita tecnica ma fluida. Terminata questa sezione, si giunge in corrispondenza di una targhetta che indica il "Belvedere", un punto panoramico che si apre improvvisamente sulla piana Rotaliana.
Un tratto di sentiero attrezzato in leggera discesa porta poi all’interno di un caratteristico anfiteatro roccioso, una conca dal fondo cosparso di ometti di sassi. Da qui si risale la sponda sinistra del rio (sinistra orografica) attraverso un anfratto dalla roccia levigata dall’acqua, per poi impegnarsi in un lungo traverso verso sinistra che risale il corso del torrente. Questo traverso, orizzontale e continuo, richiede attenzione alla postura. Completato il traverso, il cavo sale verticalmente e immette su un sentiero attrezzato nel bosco, che conduce al "Passaggio dei Gabbiani". Questo passaggio, un tempo molto difficile in assenza di staffe, è ora affrontabile con uno sforzo contenuto; superato l’aereo spigolo, inizia un lungo traverso in leggera salita, che alterna brevi balzi rocciosi a tratti di media difficoltà, mantenendo un ritmo costante.
Si passa quindi sulla sponda destra del rio (destra orografica), dove la parete si stringe e diventa verticale, accentuando la sensazione di trovarsi nel cuore della gola. La si risale con l’ausilio delle staffe, si percorre un breve traverso e si giunge a una via di fuga. Chi volesse abbreviare l’itinerario può prendere a sinistra (segnavia CAI 490A, 30 minuti per il rientro), altrimenti si prosegue a destra (a circa 45 minuti dall’attacco; tempo totale circa 1 ora).
Il sentiero prosegue nel bosco, presentando alcune facili roccette e semplici passaggi attrezzati, fino a entrare in un secondo anfiteatro roccioso, la "Grotta del Basalisc". Qui l’itinerario cambia carattere, diventando più fisico e tecnico a causa della roccia levigata e compatta. Il primo tratto di salita è decisamente atletico: si risale una parete in diagonale su roccia liscia, priva di appigli naturali, servendosi esclusivamente delle staffe metalliche. Il passaggio, pur spingendo un po’ lontano dal cavo, presenta una difficoltà media e richiede un certo impegno muscolare. Si raggiunge il libro di vetta e si prosegue con un paio di facili traversi a sinistra, per poi aggirare uno spigolo molto esposto dove le staffe risultano determinanti per superare l’ostacolo in sicurezza.
Ci si avvicina quindi alla Grotta della Mariotta, superando una parete verticale ben equipaggiata con staffe e appigli naturali. Questo punto segna la fine delle attrezzature metalliche e quindi del percorso attrezzato vero e proprio (circa 1 ora e 15 minuti dall’attacco; tempo totale circa 1 ora e 30 minuti). Un sentiero ripido nel bosco sale per altri cinque minuti fino a un cartello che indica a sinistra il rientro per Cadino.
Discesa
Il sentiero di rientro esce presto dal bosco, regalando ampie vedute sulla Val d’Adige circa seicento metri più in basso. La discesa è ripida e continua, con una perdita di quota rapida e costante che sollecita le articolazioni (un paio di bastoncini telescopici possono essere utili). Si incontra una lunga scala metallica e alcuni facili tratti attrezzati in discesa, per i quali è consigliabile tenere ancora l’imbragatura. Oltre la scala, si continua a scendere nel bosco fino a raggiungere il bivio incontrato in avvicinamento. Si tiene la destra per la discesa finale che riconduce al parcheggio (circa 1 ora dalla fine della ferrata; tempo totale dell’intero anello circa 2 ore e 30 minuti).
Note utili
La portata del rio è variabile a seconda della stagione. Nei mesi primaverili e invernali è spesso presente acqua, a volte anche copiosa. In estate e autunno, salvo dopo piogge recenti, il letto è tipicamente asciutto. L’attrezzatura è recente e abbondante, con staffe e cavi in ottimo stato. Il percorso, di difficoltà media, risulta appagante, vario e mediamente impegnativo, offrendo un buon mix di tecnica verticale e progressione orizzontale su cenge. L’ambiente della forra è particolarmente suggestivo, con pareti di roccia scura che si innalzano a picco, e, grazie all’ombra perenne, è una meta ideale anche durante la stagione estiva. Per la cartografia, si consigliano le mappe della Val di Non o della zona Strada del Vino e Monte Corno. La Ferrata Rio Secco, per il suo breve avvicinamento e la durata contenuta, si presta bene ad essere abbinata ad altri itinerari attrezzati nella Valle d’Adige e nelle valli limitrofe.