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via ferrata Ferrata del Monte Ocone
apertaDifficile

Ferrata del Monte Ocone

Monte Ocone · Bergamo · Italy

Technical data

Difficulty
Difficile
Status
aperta
Distance
3,5 km
Total duration
4 h 15 min
Approach
20 min
Ferrata time
2 h 30 min
Elevation gain
300 m
Coordinates
45.82225, 9.48193

Features

Avvicinamento corto

Description

Normal

Panoramica

La Ferrata del Monte Ocone si presenta come un itinerario di elevata difficoltà, caratterizzato da progressione verticale, esposizione marcata e impegno fisico considerevole. Il percorso si articola nell’ascensione di undici distinti torrioni rocciosi, collegati da brevi tratti di sentiero che offrono momenti di pausa. Sono disponibili due varianti significative: la variante del Monarca, accessibile in prossimità del settimo torrione, e una variante estremamente difficile all’undicesimo e ultimo salto.

L’itinerario si sviluppa prevalentemente su una successione di guglie e costoni calcarei, modellando un tracciato che alterna impegnativi salti verticali a traversi aerei su cenge. Il ritmo è discontinuo e selettivo, con passaggi tecnici concentrati che richiedono forza nelle braccia e controllo dell’equilibrio. L’esperienza è fortemente panoramica, con continui affacci sui due versanti vallivi.

Avvicinamento

Il punto di partenza si trova lungo la strada che collega Costa Valle Imagna a Valsecca, in provincia di Bergamo, al confine con la provincia di Lecco. Provenendo da Costa Valle Imagna, dopo circa tre chilometri e poco prima di un tornante a sinistra, è visibile una bacheca informativa. Parcheggiare l’auto su uno slargo a destra della carreggiata. Dalla bacheca si imbocca un ripido sentierino nel bosco, si supera una piccola costruzione e si prosegue fino a intercettare il primo tratto attrezzato, denominato "Rampa Adelaide". Questa rampa erbosa, una volta risalita, conduce in pochi minuti a una sella da dove diventa visibile l’attrezzatura metallica del primo torrione. Il tempo di avvicinamento dal parcheggio è di circa 20 minuti.

L’ambiente iniziale è tipico del bosco ceduo prealpino, che lascia rapidamente il posto a pendii erbosi e ai primi affioramenti rocciosi. La brevità dell’avvicinamento concentra subito l’attenzione sulla struttura verticale della montagna, anticipando il carattere diretto e impegnativo della salita.

Via Ferrata

L’itinerario si sviluppa lungo undici torrioni dalle caratteristiche morfologiche e tecniche differenti, offrendo una progressione varia e mai monotona.

Il primo torrione inizia con un passaggio decisamente impegnativo: i primi tre metri sono strapiombanti e si superano agevolmente utilizzando due staffe sul lato sinistro e un buon appiglio per il piede a destra. Dopo questo sforzo iniziale, si piega verso destra rimontando un esposto spigolo dedicato a Gabriele e Mauro. Questo tratto introduce le caratteristiche dominanti della ferrata: roccia solida, esposizione continua e passaggi tecnici dove le staffe sono posizionate solo dove strettamente necessario. Terminato il torrione, sulla destra è visibile un sentierino che lo evita, opzione presente per molti dei successivi salti.

La morfologia è quella di una torre calcarea compatta, con sviluppo verticale che impone una progressione atletica fin dall’inizio. Il ritmo è subito intenso, senza riscaldamento graduale, testando immediatamente la forza delle braccia e la confidenza con l’esposizione.

Un sentiero di collegamento conduce al secondo torrione, che attacca subito molto verticale su una parete inizialmente levigata e povera di appigli naturali, dove le staffe risultano essenziali. La seconda parte risale uno spigolo più favorevole, per poi condurre a un traverso orizzontale attrezzato che aggira uno sperone roccioso.

Il passaggio iniziale su roccia liscia enfatizza il carattere tecnico dell’itinerario, dove l’attrezzatura artificiale diventa fondamentale. Il traverso successivo offre un momento di respiro orizzontale, ma mantiene un’esposizione significativa, bilanciando sforzo fisico e controllo psicologico.

Il terzo torrione risale nuovamente in verticale piegando verso destra, agevolandosi dopo le prime staffe. Una cengia porta alla seconda parte del torrione: dopo una breve paretina ci si trova sotto una lunga placca. Sebbene verticale, la si affronta in diagonale, combinando le difficoltà di una placca con quelle di un traverso; la roccia, scarsa di appigli, rende questo uno dei tratti più difficili incontrati finora. Superata la placca, si gira a destra verso l’ultima parete, risalendo un diedro più appigliato che sfocia in un breve traverso orizzontale e una successiva breve parete arrampicabile.

La placca diagonale rappresenta un nodo tecnico rilevante: la progressione obliqua su una superficie levigata richiede un attento bilanciamento del peso e un uso sapiente degli appoggi. È un passaggio che unisce impegno fisico e concentrazione tecnica, caratterizzando il torrione come uno dei più completi della salita.

Scendendo leggermente si raggiunge l’attacco del quarto torrione. Si risalgono alcuni gradini diagonali per entrare in un diedro, dove inizialmente conviene procedere in spaccata per poi utilizzare alcune staffe. La salita prosegue su roccia piuttosto liscia fino a un esposto spigolo, che si aggira per risalire verso sinistra in un tratto breve ma adrenalinico. Un breve collegamento conduce all’ultimo balzo roccioso, già in vista del quinto torrione.

Il diedro iniziale impone una posizione di corpo svantaggiosa, risolta con una tecnica di spaccata. Lo sviluppo del torrione su roccia liscia culmina nell’aggiramento dello spigolo, un momento di esposizione pura che regala un’emozione intensa in un tratto relativamente breve.

Il quinto torrione inizia dopo una forcella erbosa con un risalto roccioso non difficile. Qui si presenta una scelta: proseguire sulla variante del Monarca (a sinistra) o sulla ferrata normale. Quest’ultima si dirige verso un gendarme roccioso dall’aspetto ostico, iniziando su un diedro per poi uscire in decisa esposizione su uno spigolo. La salita, sebbene impegnativa, si rivela molto bella con appoggi che diventano evidenti. Per percorrerle entrambe, terminato il percorso originale si può scendere a sinistra (viso a monte) per affrontare la variante Monarca, un torrione esposto e verticale nel bosco con un’impegnativa placca finale che porta direttamente al settimo torrione.

La forcella erbosa segna una pausa e un bivio decisionale. La ferrata normale sul gendarme offre un’arrampicata classica su spigolo, tecnicamente gratificante. La possibilità di concatenare la variante Monarca trasforma questo settore in un circuito ad impegno aggiuntivo, con un torrione supplementare che si sviluppa in un ambiente più boscoso ma ugualmente esposto.

La salita normale del sesto torrione presenta un bel diedro con buoni appigli naturali e artificiali. Tramite un sentiero di collegamento si raggiunge una crestina, percorsa salendo e poi scendendo una costa rocciosa sul versante opposto.

Il diedro offre una progressione più tradizionale e appigliata, fornendo un momento di relativa fluidità. La successiva crestina introduce un elemento di percorso aereo e panoramico, con un saliscendi che varia il ritmo della salita prima del successivo impegno verticale.

In leggera discesa si giunge al settimo torrione "Dolci", da cui parte un sentiero che sale in vetta evitando gli ultimi torrioni. Questo torrione è prettamente verticale e risale, con l’ausilio di numerose staffe, una parete che nella parte alta diventa strapiombante e atletica. Attenzione alla catena che, se trazionata, tende a sbandare verso sinistra; è consigliabile procedere in spaccata per un migliore equilibrio. Nella parte alta, la roccia levigata e la distanza tra le staffe richiedono un uso abbondante della catena.

Il torrione Dolci rappresenta un altro punto di forza fisico. La parete verticale che evolve in strapiombo richiede potenza nelle braccia e un uso strategico della catena per bilanciarsi. La presenza di una via di fuga in questo punto sottolinea l’aumento di difficoltà del settore successivo.

Si prosegue sull’ottavo torrione "Busti", che attacca presso uno spigolo risalendo verticalmente sul versante destro, aiutati da alcune staffe. Nel tratto alto, la catena piega a destra portando sotto un leggero strapiombo; conviene aggirare un tetto roccioso verso sinistra per poi risalire in forte esposizione su uno spigolo. Parallelo a questo torrione, sulla destra, si può percorrere la recente variante "GAMO" (Gruppo Amici Monte Ocone), considerata uno dei tratti più duri e impegnativi dell’intera salita, con passaggi in netto strapiombo.

Il torrione Busti e la sua variante GAMO incarnano il carattere più atletico e estremo della ferrata. L’aggiramento del tetto e la risalita dello spigolo richiedono forza e tecnica combinata. La variante GAMO, con i suoi strapiombi netti, è un’opzione per esperti che cercano il massimo impegno fisico in un ambiente molto esposto.

Scendendo qualche metro si raggiunge l’attacco del nono torrione, insidioso per una sporgenza che costringe a un breve ma fisico sforzo di trazione sulla catena, aiutati da una staffa. Il resto del torrione è una parete verticale da risalire dosando le energie. Concluso il nono torrione, si prosegue in orizzontale su una cengia detritica.

Il passaggio iniziale sotto la sporgenza è un punto critico di pura forza, un "muro" che testa le energie residue. La successiva cengia detritica offre un importante momento di recupero orizzontale, seppure su terreno instabile, prima degli ultimi balzi.

Ignorando la via di fuga e proseguendo a destra, inizia il decimo torrione "Corti". La placca che si affronta è abbastanza appigliata e si può cercare di arrampicare fino a raggiungere una serie di staffe che conducono sotto un gendarme roccioso. Lo si risale in magnifica arrampicata sfruttando le abbondanti maniglie naturali, si supera una spaccatura e si risale l’ultimo tratto.

Il torrione Corti offre una piacevole arrampicata su roccia più fratturata e appigliata. La risalita del gendarme è tecnicamente gratificante e panoramica, restituendo un senso di classica arrampicata prima della conclusione.

Dal decimo torrione, un sentiero instabile conduce all’attacco dell’undicesimo e ultimo salto, "Torre Orobie". Qui si presentano due opzioni: a destra una variante estremamente difficile che parte con un evidente strapiombo, a sinistra una variante difficile che risale una parete liscia. Le due catene si ricongiungono pochi metri sopra. Ricongiunte le catene, si risale l’ultima costola rocciosa terminando il torrione presso la cassetta con il libro di vetta. Seguendo per pochi metri l’evidente sentiero si raggiunge la vetta del Monte Ocone a 1351 metri. Il tempo di percorrenza della ferrata è di circa 3 ore dall’attacco, per un totale di 3 ore e 20 minuti dal parcheggio.

La Torre Orobie conclude l’itinerario con un bivio che ne sintetizza il carattere: una scelta tra una variante estrema per puristi della forza e una difficile ma più classica. La vetta, raggiunta dopo l’ultima costola, è un punto panoramico a 360 gradi che corona un percorso impegnativo e vario.

Discesa

Dalla vetta del Monte Ocone si possono scegliere tre opzioni di discesa, in ordine decrescente di difficoltà.

  1. Guardando il versante bergamasco, si procede verso sinistra scendendo un’esposta crestina con alcuni tratti attrezzati fino a intersecare il sentiero CAI 571, percorso all’andata. Si segue questo sentiero, che corre parallelo alla ferrata, in discesa verso l’auto (circa 1 ora dalla vetta, totale 4h30).
  2. Guardando il versante bergamasco, si procede verso destra scendendo per la più semplice via normale fino a intersecare il CAI 571 al Passo Pertus. Si svolta a sinistra verso nord e si cerca il punto in cui passava la ferrata in salita, per poi scendere dal sentiero parallelo ai torrioni (circa 1 ora dalla vetta, totale 4h30).
  3. Come al punto precedente, ma all’intersezione con il CAI 571 si tiene la destra proseguendo verso sud fino al Convento Pertus. Superato il convento sul versante destro, si prosegue in leggera salita a sinistra (senza seguire la mulattiera) fino a incontrare le indicazioni del CAI 574, da prendere in discesa fino alla strada. Al successivo bivio nel bosco si tiene la sinistra. Dalla strada, si scende a sinistra fino al parcheggio (circa 1h15 dalla vetta, totale 4h45).

Le opzioni di discesa offrono caratteri diversi: la prima mantiene un’esposizione e un impegno tecnico residuo sulla crestina, la seconda e la terza optano per percorsi più camminabili, con la terza che allunga leggermente il tragitto in un ambiente più pastorale attorno al convento.

Note utili

La ferrata sale parallela a un sentiero che dal parcheggio interseca il CAI 571, il quale corre a mezza costa sotto la vetta. Questo sentiero può fungere da via di fuga e da ripido sentiero di rientro fino al settimo torrione; nei torrioni successivi si incontreranno altre due vie di fuga. A un certo punto della salita è possibile abbandonare verso destra la via ferrata e proseguire verso la vetta con un sentiero attrezzato che presenta tratti esposti e non banali. Le varianti presenti sono tutte di livello di difficoltà superiore alla media della ferrata. L’impegno fisico complessivo la rende un itinerario molto difficile per chi non sfrutta appieno gli appigli naturali e artificiali.

La presenza di multiple vie di fuga e del sentiero parallelo offre flessibilità, ma il sentiero attrezzato alternativo non è da sottovalutare. L’itinerario richiede quindi una valutazione continua delle proprie capacità e condizioni.

Una nota importante riguarda la catena di attrezzatura, che ha un diametro piuttosto largo e in alcune circostanze può impedire lo scorrimento fluido dei moschettoni; è bene tenerne conto durante la progressione. La roccia è in molti tratti compatta e solida, ma spesso anche abbastanza liscia, rendendo le staffe presenti molto utili. La ferrata è stata inaugurata nel giugno 2017 dalla Comunità Montana Valle Imagna e S. Omobono Terme.

La particolare catena, con il suo diametro generoso, può richiedere un’azione più decisa per far scorrere i moschettoni, aggiungendo un elemento di attenzione tecnica alla progressione. La qualità della roccia, sebbene solida, conferma la natura tecnica del percorso, dove l’attrezzatura artificiale integra strategicamente gli appigli naturali, specialmente sulle placche lisce.

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FAQ

How difficult is the via ferrata?

The difficulty indicated for Ferrata del Monte Ocone is Molto Difficile.

How long does it take?

The total duration is approximately 4 h 15 min.

How long is the route?

The route measures approximately 3,5 km.

Where is it located?

Ferrata del Monte Ocone is located in the Bergamo area, Italy.

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Panda Jack
Panda Jack

Feb 5, 2026

La ferrata più difficile in Lombardia

Questa ferrata del Monte ocone è la più difficile della Lombardia è stata attrezzata nel 2018 con la catena al posto del classico cavo in acciaio il che rende tutto più impegnativo perché i moschettoni non scorrono bene e la catena e lasca. Ci sono due varianti molto impegnative la gamo e la monarca. In totale troverete 13 torrioni per raggiungere la agoniata vetta. Grande soddisfazione a chi riesce a completarla e portarla a termine. Voto 10

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