Panoramica
Il Monte Procinto si presenta come un imponente monolito calcareo, una torre geometrica isolatasi dall'antico altopiano per erosione. Le sue pareti verticali, alte circa 150 metri, formano un perimetro pressoché continuo. Dal 1898, la Ferrata Aristide Bruni – la più antica d’Italia – consente di superare queste muraglie, raggiungendo in circa 40 minuti di arrampicata il pianoro boscoso in vetta. Si tratta di un percorso breve ma intenso, la cui difficoltà risiede principalmente nella spiccata esposizione che caratterizza ogni suo metro.
Avvicinamento
Il punto di partenza è il Rifugio Alto Matanna, raggiungibile da Lucca percorrendo la SS 12 verso la Garfagnana, con deviazione per Diecimo e Pescaglia. Superato il borgo di Pascoso, si seguono le indicazioni per il rifugio lungo una strada asfaltata, stretta ma ben tenuta. Dal parcheggio, l’itinerario inizia dietro il rifugio, imboccando il sentiero CAI 5 verso destra in direzione nord. Si attraversa la conca del Collare di Mattana per poi scendere lungo il versante sud del Monte Nona: da qui appare in lontananza l’inconfondibile sagoma del Monte Procinto, che domina il paesaggio. Proseguendo nel bosco, si giunge a un bivio: si lascia il CAI 5, che scende al Rifugio Forte dei Marmi, per prendere a destra una traccia meno marcata segnalata per il Procinto. Dopo un ponticello di legno, si percorre una stretta cengia naturale che corre alla base della torre. Tenendosi sulla sinistra, dopo pochi minuti occorre individuare con attenzione, sulla destra e priva di evidenti segnalazioni, la deviazione che porta alle lapidi commemorative e all’attacco della ferrata. L’avvicinamento richiede circa un’ora dal parcheggio.
Via Ferrata
L’ascensione inizia subito in verticale con una scaletta metallica attrezzata con cavo e catena. Si prosegue risalendo una placca di calcare massiccio nella quale sono stati intagliati numerosi gradini artificiali, in un tratto già ampiamente esposto. La progressione è facilitata da diversi appigli metallici fissati alla roccia. L’ambiente è spiccatamente verticale: la parete si sviluppa in altezza con pochi ripari, offrendo da subito un’esperienza aerea. È necessario prestare attenzione ad alcune corde e catene che potrebbero non essere perfettamente in tensione, con il rischio di creare un fastidioso effetto di sbilanciamento. Superato un comodo terrazzino, si affronta un passaggio dove la ricerca degli appigli per i piedi richiede cura. La salita continua sfruttando altri gradini, si percorre una cengia diagonale e, con gli ultimi minuti all’interno di un bosco gradonato, si giunge infine alla croce di vetta. La ferrata vera e propria impegna per circa quaranta minuti, portando il tempo totale dall’inizio a un’ora e quaranta. Il ritmo è continuo e sostenuto, senza veri tratti di riposo, in un susseguirsi di verticalità e brevi tratti obliqui su cenge.
Discesa
La discesa avviene per la medesima via di salita, richiedendo massima attenzione e rispetto per gli eventuali escursionisti in risalita. La progressione in discesa su questo itinerario tecnico e verticale richiede concentrazione, poiché la visuale dei punti di appoggio è meno immediata. Ridiscesi alla base del Monte Procinto, si ripercorre a ritroso il sentiero di avvicinamento fino a riconnettersi con il CAI 5. Lo si risale superando nuovamente il Collare di Mattana per poi scendere al parcheggio. La discesa dalla vetta al rifugio richiede circa un’ora e venti minuti, portando la durata complessiva dell’escursione a circa tre ore.
Note utili
La Ferrata del Monte Procinto è un’escursione breve, percorribile per gran parte dell’anno. La sua caratteristica principale è quella di essere un itinerario di salita e discesa sullo stesso percorso, il che richiede prudenza per la possibile presenza di altri escursionisti in entrambe le direzioni. Pur non presentando difficoltà tecniche estreme, è contraddistinta da una fortissima esposizione che la rende inadatta ai principianti o a chi soffre di vertigini. Per gli escursionisti più esperti, è possibile combinare questa ascensione con la vicina Ferrata Salvatori, prolungando l’itinerario di almeno tre ore. Dopo aver completato salita e discesa del Procinto, al bivio con il CAI 5 si tiene la destra per seguire il sentiero 121, aggirando la base della montagna verso la Foce di Petrosciana e il Monte Forato, dove inizia la seconda ferrata.