Panoramica
La Ferrata Rino Pisetta, che ascende l’imponente parete meridionale della Cima Garzolet sopra Sarche, rappresenta un itinerario di elevato impegno, contraddistinto da una marcata tecnicità, esposizione continua e sviluppo sostenuto. È una via attrezzata di carattere sportivo che esige una preparazione fisica ottimale e un’esperienza solida su percorsi analoghi. La progressione alterna placche verticali, traversi aerei e camini, su una roccia calcarea compatta che offre appigli naturali radi. L’esposizione a sud rende consigliabile l’ascensione nelle prime ore del mattino durante l’estate, per evitare l’irraggiamento diretto.
Avvicinamento
Il punto d’accesso è il paese di Sarche, in Trentino. Provenendo dal centro verso Madonna di Campiglio, dopo una rotonda si individua a sinistra una stazione di servizio; subito dopo, a destra, una stradina secondaria sale verso il parcheggio dedicato. Si posteggia in prossimità della scuola elementare e del bocciodromo. Costeggiando quest’ultimo si raggiunge il retro, dove un cartello segnaletico bianco indica l’imbocco del sentiero. Il tracciato penetra nel bosco e, dopo un primo bivio tenendo la destra, prosegue a sinistra in una salita ripida e fisicamente impegnativa, seguendo i segnavia bianco-rossi. L’attacco della via, segnalato da una targa metallica, viene raggiunto in circa 45 minuti di cammino dal parcheggio. L’ambiente è quello tipico della media Valle del Sarca, con un pendio boscoso e ripido che prelude alla severità della parete.
Via Ferrata
L’itinerario si presenta immediatamente con un muro verticale di circa venti metri, uno dei passaggi chiave dell’intera ascensione, che richiede una ricerca accurata degli appigli e, spesso, una progressione attiva sul cavo. Superato questo ostacolo, il cavo piega a sinistra per un traverso esposto e leggermente discendente, per poi risalire verticalmente verso un camino. Oltre questo, una cengia a sinistra consente una prima sosta e, sulla destra, offre una potenziale via di fuga.
La salita riprende con un’altra parete verticale, più articolata e frastagliata, seguita da un traverso a sinistra e da alcuni balzi rocciosi. Si incontra poi una caratteristica fessura nella roccia, sfruttabile per l’appoggio di piedi e mani, che introduce un lungo, faticoso e intensamente esposto traverso verso sinistra. In questo tratto alcuni passaggi esigono aderenza totale e un notevole impegno delle braccia. Dopo aver aggirato uno spigolo e risalito in diagonale, si approda a un piccolo balcone roccioso.
Ha qui inizio il tratto più atletico della salita: si prosegue in traverso ascendente, agevolati da alcuni appigli artificiali, per poi affrontare una nuova placca verticale e ripida. Anche qui una fessura corre parallela al cavo, ma la scarsità di appigli naturali rende necessario tirare frequentemente sulla fune per avanzare. Una cengia rocciosa offre infine un meritato riposo.
Il cavo riparte in verticale su una seconda parete, altrettanto esposta e aerea, dove una fessura si evolve gradualmente in un camino poco profondo. Usciti dal camino, un traverso a sinistra conduce all’ultima grande parete verticale, un passaggio particolarmente impegnativo per la roccia levigata e la quasi assenza di appigli, che impone una progressione essenzialmente fisica sul cavo.
Superato questo ostacolo, le difficoltà principali sono concluse. La parte finale, che richiede ancora 30-45 minuti, si sviluppa su canalini, brevi pareti e balzi di difficoltà media, dove diventa più agevole arrampicare direttamente sulla roccia. Si conquista così l’ultimo sperone, con il libro di vetta, e si affronta la cresta sommitale. Questo ultimo tratto è attrezzato con un cavo metallico che funge principalmente da corrimano; è esposto e faticoso, ma non tecnicamente difficile, e conduce infine a una panchina di legno in vetta. Il tempo di percorrenza della ferrata è di circa 2 ore e 15 minuti dall’attacco, per un totale di 3 ore dal parcheggio. Il percorso si sviluppa prevalentemente su placche verticali e cenge, con un ritmo serrato e pochi punti di sosta, offrendo un’esperienza continua e fisicamente totalizzante.
Discesa
Dalla Cima Garzolet (961 m) si scende verso ovest lungo un sentiero in direzione di Ranzo. Raggiunta un’area picnic e una mulattiera, si prosegue in discesa fino a un bivio in vista del paese. Qui si presentano due opzioni: La prima, più breve (circa 1 ora e 30 minuti dalla vetta), tiene la sinistra seguendo i segnavia CAI in discesa. Dopo un piccolo edificio religioso, un cartello indica "Sarche". Il sentiero prosegue con un saliscendi faticoso e alcuni tratti attrezzati su cenge esposte ma non difficili, per poi scendere con ripidi tornanti nel bosco fino a ricongiungersi col sentiero di avvicinamento e ritornare al parcheggio (durata totale dell’escursione: 4 ore e 30 minuti). La seconda opzione (circa 2 ore dalla vetta) scende a destra verso la Val Dossel sul sentiero CAI 613, per poi imboccare il CAI 01 ST per Castel Toblino. Questo percorso include il passaggio lungo l’esposta cengia attrezzata della Costa di Monte Oliveto prima di ricondurre, tramite il sentiero di avvicinamento, al parcheggio (durata totale dell’escursione: 4 ore e 45 minuti). Entrambe le discese presentano un carattere escursionistico, con tratti esposti ma non tecnici, che consentono di ammirare il paesaggio della Valle dei Laghi.
Note utili
L’attrezzatura della Ferrata Rino Pisetta si trova in ottimo stato, con la fune metallica ben tesa, aspetto cruciale per una via di tale impegno. Per affrontare con sicurezza i tratti di roccia liscia è caldamente consigliato l’uso di scarpe da arrampicata per garantire la massima aderenza, unitamente a un paio di guanti da ferrata per proteggere le mani durante la progressione e i frequenti tiri sul cavo. Data la difficoltà sostenuta e l’assenza di punti di sosta attrezzati, è utile padroneggiare le tecniche per creare una sosta di sicurezza lungo il percorso. Per l’orientamento, si raccomanda l’uso di cartografie dettagliate della zona, come quelle del Gruppo di Brenta o della Valle dei Laghi e Alto Sarca.