Panoramica
La Ferrata Perona-Saglia sulla Rocca di Clarì rappresenta una delle proposte più ambite e spettacolari dell’alta Val di Susa. Si tratta di un itinerario di alto impegno fisico e tecnico, riservato a ferratisti esperti e allenati, dotati di una solida assenza di vertigini. Il percorso si snoda lungo un marcato spigolo aereo, offrendo una straordinaria varietà di situazioni: pareti verticali (sia attrezzate che da arrampicare), passaggi aerei, traversi esposti, brevi disarrampicate e sequenze su roccia di ottima qualità. La bellezza del contesto e la qualità della progressione la rendono un’esperienza di alto livello.
L’itinerario si sviluppa su roccia calcarea, modellata in creste e spigoli netti che garantiscono una progressione prevalentemente verticale. Il ritmo è discontinuo, con alternanza di salite tecniche, brevi tratti orizzontali su cenge e pause su terrazzi; l’esposizione è costante e spesso elevatissima. Il carattere è decisamente tecnico e panoramico, richiedendo un’arrampicata attiva e una buona gestione dello spazio aereo.
Avvicinamento
Il punto di partenza per la ferrata è il paese di Claviere. Esistono due possibilità per lasciare l’auto e raggiungere l’attacco. La prima opzione prevede di parcheggiare lungo il rettilineo tra Claviere e Cesana Torinese, poco prima dell’ingresso di una galleria, in un ampio piazzale sterrato. La seconda possibilità è posteggiare nelle vicinanze del campeggio di Claviere, in prossimità della biglietteria del vicino ponte tibetano "Sergio Bompard". Dai due parcheggi, il tempo di avvicinamento è simile, circa 15 minuti. Dal primo parcheggio, si scende un sentiero ben segnalato verso la Gorge di San Gervasio. Raggiunto il fiume, lo si risale, si attraversa su un ponte e si prosegue in salita sul sentiero a destra fino all’attacco. Dal secondo parcheggio, ci si sposta di pochi metri a sinistra per imboccare un sentiero in ripida discesa verso il torrente. Dopo un breve tratto, si attraversa il corso d’acqua e, sul versante opposto, si tiene la destra in salita. Pochi metri più avanti, un cartello illustrativo segnala l’inizio della Ferrata Rocca di Clarì.
L’ambiente di avvicinamento è caratterizzato dal fondovalle boscoso, con il torrente che scorre in una forra. La morfologia è ripida, preludio all’impegno verticale che seguirà.
Via Ferrata
L’itinerario è suddiviso in 15 settori distinti, ciascuno con un nome caratteristico. La progressione si sviluppa su una sequenza di strutture rocciose ben definite: lame, pilastri, cenge e canalini che modulano continuamente l’impegno.
- "La Lama": L’attacco avviene su una parete verticale, aiutati da alcune staffe e da passaggi da arrampicare. Si entra in un canalone e, dopo un breve traverso orizzontale a destra, ci si trova sotto una lama di roccia. La si risale tramite staffe metalliche per poi rimontarla completamente. Si procede quindi su una crestina rocciosa, affrontando bellissimi passaggi arrampicabili sfruttando i numerosi appigli naturali. Questo primo settore introduce subito il carattere tecnico e arrampicatorio della via, su roccia compatta.
- "Far West Crossing": Si aggira uno spuntone di roccia lungo una stretta cengia, si passa a sinistra di un grosso sasso e si affronta un traverso non banale a destra che costeggia una gola. Il passaggio richiede equilibrio e controllo per la posizione esposta su una cengia sospesa.
- "Canale della Bomba": Breve traversata di un canale. Un momento di transizione meno tecnico, prima di riprendere la salita verticale.
- "Fungo Magico": Si sale in verticale, tramite staffe, un caratteristico gendarme roccioso. Lo si aggira, lo si traversa in cima e si esce dal lato opposto risalendo su roccette appoggiate lungo una stretta lama esposta. La morfologia del gendarme crea un passaggio aereo e panoramico.
- "Pian della Birra": Un terrazzo ideale per una sosta. Si prosegue lungo un sentiero nel bosco, parzialmente attrezzato. Pausa fisica e psicologica in un ambiente più raccolto.
- "Via dei Camosci": Si risale una gola franosa ma non difficile, superando alcuni facili balzi attrezzati in diagonale verso sinistra. Terminate le attrezzature, un sentiero conduce attraverso un canalone sassoso. Il ritmo diventa più continuo e meno tecnico, ma il terreno è instabile.
- "Le Taniche": Questo è il tratto più arrampicabile dell’intera via. Dopo i primi metri verso destra, si supera un breve salto roccioso per poi proseguire verso sinistra. La sequenza prosegue su bei passaggi spesso gradonati, con ottimi appigli, fino a un tratto di collegamento. La roccia è ottima e permette un’arrampicata fluida e soddisfacente su placche e piccoli diedri.
- "Cengia Super Calcaire": Si percorre una cengia verso sinistra per entrare in un canalino roccioso. Passaggio orizzontale ed esposto che richiede attenzione al movimento.
- "Costone della Pineta": Si affrontano una serie di paretine e facili balzi, con un diedro sul finale, all’interno di una pineta. L’ambiente boscoso attenua l’esposizione, ma la progressione rimane attiva su roccia.
- "El Paso Doble": Sezione più complessa, con un traverso verso sinistra in leggero strapiombo, breve ma molto esposto. Si aggira una protuberanza rocciosa e si risale su sentiero attrezzato. La sezione continua con bei passaggi appoggiati e facilmente arrampicabili. Il traverso è il cuore tecnico del settore, con un’esposizione che mette alla prova.
- "Terrazzo del Generatore": Un terrazzo per riprendere fiato. La cima è ormai visibile, ma restano tre sezioni impegnative. Ultima pausa prima del gran finale.
- "Gran Pilastro": Si attacca un massiccio pilastro seguendo il cavo lungo il suo spigolo, spostandosi dal lato destro a quello sinistro. Nella parte alta ci si sposta al centro della parete in elevatissima esposizione. È probabilmente il tratto più arrampicabile ed esposto dell’intera salita, su roccia magnifica, utilizzando appigli naturali e alcune staffe. La progressione sul pilastro è fisica e mentale, con una vista che spazia nel vuoto.
- "La Crepa": Parete verticale con un’ampia fessura sul bordo sinistro. La parete è esposta e liscia, ma le numerose staffe metalliche riducono notevolmente la difficoltà tecnica. Passaggio più artificiale, che sfrutta l’attrezzatura per superare una placca compatta.
- "La Scala Bionica": Ultimo spettacolare passaggio. Una ripida e liscia parete verticale viene risalita grazie a una serie di staffe, in un’ascensione aerea ed esposta ma non difficile. L’uscita sul lato sinistro della parete presenta un paio di passaggi leggermente strapiombanti; la concentrazione deve rimanere massima. La progressione è spettacolare e decisamente verticale, con un’esposizione totale.
- "La Terrazza del Cippo": Si guadagna la vetta della Rocca di Clarì (2045 m) con gli ultimi metri appoggiati, fino alla bandiera italiana che segna il termine della ferrata. Il panorama sul Chaberton, Claviere e Cesana Torinese è magnifico. Il tempo di percorrenza dalla partenza è di circa 3 ore (3h15' totali dall’auto).
L’esperienza è un crescendo continuo, con un ritmo modulato da sequenze tecniche alternate a brevi riposi. L’esposizione è una costante che culmina negli ultimi settori.
Discesa
Dalla cima si scende verso ovest per un sentiero poco segnato ma su traccia evidente, passando sopra la sommità della Rocca di Clarì fino a raggiungere vecchie postazioni militari. Si imbocca quindi una sterrata in discesa verso La Coche (area impianti sciistici). Si prosegue la discesa verso Claviere e, poco prima di entrare in paese, si gira a destra attraversando uno skilift per prendere il sentiero per le Gorge di San Gervasio. Raggiunta l’area sotto il ponte tibetano, in base al parcheggio scelto:
- Si prosegue dritti per il sentiero fino all’attacco della ferrata e si ritorna per la via di avvicinamento.
- Si attraversa il torrente e si risale il sentiero che porta indietro verso il campeggio.
Il tempo di discesa dalla cima è di circa 1 ora e 30 minuti, per un totale di circa 4 ore e 45 minuti dall’inizio dell’escursione.
La discesa si svolge su un versante opposto, più dolce e boscoso, offrendo una decompressione graduale dopo l’intensa verticalità della salita.
Note utili
La Ferrata Perona-Saglia è ottimamente attrezzata, con staffe posizionate in modo intelligente e poco invasivo. È fondamentale un ottimo stato di forma ed esperienza pregressa su vie ferrate impegnative. Si noterà la presenza di un cavo nero inguainato che forma un anello in prossimità dei fittoni. Questo accorgimento è ottimale per la sicurezza in caso di caduta. D’altro canto, il cavo tende a non essere teso, offrendo meno aiuto in trazione: è quindi consigliabile arrampicare attivamente sfruttando gli appigli naturali e artificiali. Presso la biglietteria del ponte tibetano è possibile noleggiare l’attrezzatura da ferrata. Nella stessa zona si trova anche il lungo ponte sospeso "Bompard". L’itinerario è dedicato alla memoria di Mario Perona, guida alpina, e Aldo Saglia, pilota, scomparsi nel 2003. La realizzazione della ferrata, voluta da Perona, risale al 2010. La via può essere abbinata ad altre ferrate della zona, come la Ferrata del Bunker sul versante opposto al ponte, la Ferrata della Batteria Bassa e la Ferrata dello Chaberton.
La scelta del materiale e il suo posizionamento riflettono una filosofia che privilegia l’arrampicata attiva su una progressione assistita, caratterizzando l’esperienza come tecnica e coinvolgente.